pH delle urine

misuratore pH

Per misurare pH urine

Il metodo più efficace per scoprire se il nostro organismo tende all’acidosi è quello di misurare il pH delle urine. La misurazione del pH del sangue infatti non restituisce un dato attendibile perché il nostro organismo mette in gioco tutte le risorse possibili per mantenere neutro il suo pH. Ma anche se il pH del sangue è in equilibrio, i tessuti del nostro organismo possono essere fortemente sbilanciati verso un pH acido.

Misurando il pH delle urine con l’aiuto dei comodi pH tester, sarà facile poter scoprire quale sia il livello di acidificazione del nostro organismo.

Il pH delle urine dovrebbe avere un valore tra 7,4 e 7,5. Misurando il pH delle urine spesso ci accorgiamo invece che il loro pH è intorno a un valore di 5,5. Riportare le urine a un valore il più possibile neutro significa instaurare un processo di deacidificazione nell’organismo.

Per poter ottenere una misurazione corretta è importante verificare il livello di acidità a ogni minzione nel corso della giornata. Si può effettuare questa misurazione per due o tre giorni, accompagnandola con una integrazione crescente di un integratore alcalinizzante o di una alimentazione ricca di cibi alcalinizzanti.

Nelle misurazioni bisognerà tenere conto che il pH delle urine è più acido al mattino e tende a essere più basico dopo le 17. Durante la notte il corpo attua processi in grado di espellere gli inquinanti e gli acidi dal nostro organismo e quindi al risveglio la prima minzione sarà quella che fornirà il pH più acido.

Una volta verificato il valore di acidità inizieremo a prendere una prima soluzione di integratore alcalinizzante, un cucchiaino in un bicchiere d’acqua (nel caso di alcalinizzanti in polvere) e il secondo giorno verificheremo il livello di acidità. Aumenteremo la quantità di alcalinizzanti fino a che l’urina del mattino non avrà raggiunto un pH il più possibile vicino al 7. A quel punto potremo stabilire qual è la quantità giusta di integratore alcalinizzante da assumere.

Chi preferisce agire senza il supporto degli integratori alcalinizzanti, può anche fare esperimenti con l’alimentazione, eliminando o riducendo i cibi acidificanti e aumentando la quota di alimenti alcalinizzanti.

Altro grande elemento coinvolto nell’incremento dell’acidosi è lo stress. Diminuire – ove possibile – le fonti di stress o costruirsi una naturale capacità di resistere e trarre vantaggio dalle sollecitazioni stressanti (penso alla meditazione, alle tecniche di respirazione, alla coerenza cardiaca e all’Emwave ma anche alla preghiera, per chi  prega) sono strategie complementari che portano a grandi benefici in tutti i campi. Lo stress causa acidificazione. L’acidificazione causa infiammazione. Gli stati infiammatori sono il terreno fertile su cui crescono i tumori (come dice chiaramente David Servan-Schreiber nel bellissimo libro Anticancro). Combattere l’acidosi e lo stress, quindi, sono attività da tenere in seria considerazione per l’equilibrio del proprio benessere.
E se non possiamo certo cambiare il carattere al capo in ufficio, ridurre la pressione degli azionisti, cambiare le regole universali per pagare meno tasse e bollette (lavoro, responsabilità e scadenze sono tra le cause di stress dei cittadini di oggi), possiamo certamente renderci più forti nei confronti di queste sollecitazioni esterne. E possiamo darci gli strumenti per rispondere a questi stimoli negativi con tecniche che ci daranno maggiore forza in tutti i campi della nostra esistenza.

Marco Morello di supersalute.com

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